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ANEMIA DELL'ATLETA DI ULTRAMARATONA

L’importanza del ferro nella pratica sportiva è facilmente intuibile poiché questo oligoelemento, oltre ad essere uno dei costituenti dell’emoglobina e della mioglobina e pertanto impegnato nel trasporto dell’ossigeno, è anche uno dei principali costituenti di molti enzimi implicati nel metabolismo energetico.

Tra gli atleti, specialmente nei periodi di allenamento più intenso, è possibile il riscontro di valori ematochimici suggestivi per riformulare diagnosi di anemia; tuttavia va ricordato che l’allenamento induce un aumento del volume ematico totale; se a questo non si associa un proporzionale aumento anche della componente corpuscolata del sangue, vale a dire i globuli rossi; possono determinarsi condizioni in grado di simulare uno stato anemico.

A prescindere da questa situazione di falsa anemia, negli sportivi possono determinarsi due distinti quadri reali di anemia da sport:

  • Anemia acuta da sport
  • Anemia da carenza di ferro

L’anemia da sport può colpire soggetti sani, praticanti attività sportiva, in assenza di perdite patologiche di sangue.
L’anemia acuta da sport può colpire soggetti non particolarmente allenati, ma può interessare soggetti ben allenati; nel primo caso l’anemia acuta può essere causata da un intenso e brusco sforzo fisico con manifestazioni che si evidenziano a distanza di qualche giorno dall’evento sportivo, nei soggetti allenati l’anemia acuta si può instaurare o per l’eccessiva durata della prestazione oppure per ripetute prestazioni di elevata intensità.
Per quanto riguarda la patogenesi, vale a dire l’origine della patologia, nei soggetti non allenati in genere l’anemia acuta è legata ad un’iperemolisi (rottura) intravasale, specie degli eritrociti più vecchi.
L’intervento di effetti meccanici quali soprattutto l’intensità e la prolungata compressione muscolare sui capillari ed i microtraumi ripetuti nell’esecuzione del gesto sportivo specifico, la corsa, sono i più importanti fattori patogenetici dell’anemia acuta da sport in soggetti ben allenati.

La prevenzione della forma acuta dell’anemia da sport si attua con l’adozione di un graduale e corretto programma di allenamento ben adattato alle caratteristiche morfo-funzionali del soggetto, e con l’impiego di attrezzature ed indumenti sportivi idonei, tali da ridurre i danni di traumatismi prolungati e ripetuti.


Anemia cronica sideropenica da sport

Un opportuno programma dietetico mirato a coprire non soltanto le richieste di energia legate ad una pratica sportiva continua e prolungata, ma anche e soprattutto rivolto a fornire nella giusta quantità i necessari nutrienti, rappresenta la base della prevenzione dell’anemia cronica da sport. Infatti, quest’anemia, anche detta sideropenica, è appunto caratterizzata da una situazione di carenza di ferro, come si può anche riscontrare in soggetti non praticanti attività fisica, se seguono regimi dietetici incongrui. Tuttavia, affinché si instauri il quadro dell’anemia è necessario che l’insufficiente apporto di ferro si prolunghi per molto tempo. Infatti, inizialmente l’organismo è in grado di sopperire a questa carenza attingendo alle proprie riserve di ferro che pertanto si riducono fino ad esaurirsi. L’eliminazione del ferro avviene principalmente attraverso le feci, le urine il sudore. Un severo programma di allenamento aumenta le perdite. L’anemia da carenza di ferro è più frequente nelle atlete per le perdite mestruali.
In considerazione della maggiore incidenza dell’anemia nei soggetti praticanti sport di resistenza, è buona norma valutare periodicamente il bilancio organico del ferro (esami consigliati: emocromo, sideremia, transferrina, saturazione della transferrina, ferritina)
E’ possibile che negli ultramaratoneti si verifichi una situazione di carenza di ferro prelatente che va diagnosticata prima che si instauri una carenza latente o addirittura manifesta. I valori dell’ematocrito e della concentrazione di emoglobina devono attestarsi sempre ai limiti massimi dell’intervallo di normalità (circa il 45% per l’ematocrito, 16/18 grammi /100ml per l’emoglobina nei maschi e 14/16 grammi/100ml nelle femmine) valori inferiori a questi vanno già interpretati come una situazione sfavorevole per le necessità metaboliche dell’atleta.

La carenza di ferro anche se non accompagnata da segni chiari di anemia, può determinare cefalea, affaticamento, crampi muscolari, riduzione delle capacità fisiche. Per prevenire questo genere di anemia è opportuno attuare un corretto regime nutrizionale.

L’apporto giornaliero di ferro più appropriato è di 1,4 – 1,6 grammi /kg di peso corporeo/die.
Gli alimenti più ricchi di ferro sono i cereali, legumi, la frutta secca, la carne, il pesce e le uova.




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