Carissime e carissimi,
torno a scrivervi a mente fredda, dopo aver smaltito un po’ la delusione per l’esito del referendum che certo non è andato come avevamo sperato e come avremmo voluto. Delusione per il risultato, certo, ma più di tutto per l’idea di aver perduto una grande occasione di proiettare l’Italia nel futuro. La dico così: avevo sperato che l’Italia si svegliasse il 5 dicembre proiettata nella Terza Repubblica e invece ci siamo ritrovati catapultati indietro nella Prima (vi consiglio, su questo, una interessante Amaca di Michele Serra).
Di tutto questo parlerò stasera a 50 Canale, in diretta, dalle 21. Se vi va seguitemi e poi scrivermi le vostre impressioni, i vostri commenti, i vostri suggerimenti. Al solito sarò felicissimo di leggervi: a.mazzeo@consiglio.regione.toscana.it.
Intanto, però, condivido con voi alcune rflessioni.
Di fronte a numeri che sono stati impietosi Matteo Renzi si è dimesso da presidente del Consiglio (QUI le sue parole) e la sua coerenza credo sia stata ancora una volta un grande esempio e una grande dimostrazione di senso dello Stato e delle istituzioni.
Certo, ora si aprirà una fase di grande incertezza e nel fare il più grande in bocca al lupo a Paolo Gentiloni per il difficile lavoro da premier che lo aspetta, non posso non sottolineare una volta di più come i tanti che hanno sperato e lavorato per la caduta del governo Renzi si siano poi tirati indietro un secondo dopo di fronte alla necessità di un governo istituzionale che traghettasse rapidamente il Paese alle elezioni e, soprattutto, alla definizione di una legge elettorale univoca per Camera e Senato (che ovviamente continueranno a esistere così, coi loro 945 Parlamentari e i loro tempi e i loro costi…).
Come PD, ancora una volta, ci assumiamo la responsabiltà di gestire una fase delicata della storia politica italiana e nei prossimi mesi saremo impegnati a scrivere (anche) il nostro futuro come partito attraverso il congresso che non dovrà essere una conta ma la strada maestra per aprirci alla società provando a reinterpretarla .
Abbiamo il dovere di ripartire dagli errori che sicuramente abbiamo commesso e dalla necessità di approfondire quei dati che ci dicono, ad esempio, che tantissimi giovani hanno deciso di guardare altrove. E’, questo, un tema decisivo e delicato perché la loro formazione, oggi più di sempre, passa (anche, se non soprattutto) da canali non convenzionali (a cominciare dai social network) dove le verità si confondono e la realtà troppo spesso viene artefatta ad uso e consumo di facili, e spesso false, propagande.
A quel mondo, così come a quello del lavoro e delle categorie economiche e produttive che tanto in questi anni hanno subito le conseguenze della crisi economica, dovremo tornare a parlare con forza, spiegando le nostre idee e i nostri risultati, i nostri progetti per il futuro e quello che gia, con fatica e determinazione, abbiamo messo in piedi.
E dobbiamo ripartire dai milioni di persone che ci hanno detto che credevano e credono nel cambiamento, dai nostri iscritti, dai nostri territori, dal confronto al nostro interno. E da un’idea precisa di Italia e di Toscana da continuare a costruire passo dopo passo e da opporre alla demagogia di chi sa solo criticare ma ogni volta si tira indietro di fronte alle responsabilità.
Ripartiremo dalla Toscana, la regione con la più alta percentuale di Si al referendum e con 6 delle 12 province a livello italiano dove il No non ha vinto. Certo, le urne hano certificato una volta di più una profonda differenziazione tra l’area costiera e quella centrale della nostra regione. Numeri che, ancora una volta, danno il segno di quanto profonda sia la linea di demarcazione che le divide e di quanto importante sia il lavoro che, da un anno e mezzo, stiamo facendo con la Commissione che presiedo per ridurre e ricucire quel gap. A giorni presenteremo il Piano Strategico di rilancio della Costa, una novità assoluta composta da una serie di linee di intervento sia a breve sia a medio-lungo termine su cui abbiamo chiesto e continueremo a chiedere l’impegno e la piena sinergia della giunta regionale.
Ho letto che qualcuno si è affrettato a chiedere conto del lavoro che abbiamo fatto e noi saremo lieti di metterlo a disposizione e di misurarci su qualcosa di concreto dopo anni in cui, purtroppo, il metro di giudizio è stato troppo spesso quello delle sole parole. Ma anche a quelle promesse (fatte da altri) siamo felici di essere noi, adesso, a dare risposta. Con progetti e finanziamenti reali che riguarderanno anche Pisa, unica provincia della costa ad aver visto prevalere, seppur di poco, il Si alla riforma.
Discorso diverso, invece, per il Comune di Pisa dove il No ha vinto in maniera netta. Lungi da me voler sottovalutare il risultato, ma facendo due rapidi conti si scopre che il numero di Si è stato comunque superiore ai voti, per fare un confronto, presi dal sindaco Filippeschi in occasione della sua rielezione nel 2013 quando a sostenerlo furono anche un paio di civiche oggi impegnate per il no insieme ad alcuni autorevoli esponenti del nostro partito (inciso: a Putignano e Coltano, dove il grosso del gruppo dirigente ha spinto contro la riforma il Si ha avuto invece risultati migliori). A loro la mia richiesta è stata semplice: la speranza che l’amore per la nostra città, in vista delle aministrative del 2018, sia abbastanza forte da impedire giravolte come quelle consumate sulla riforma, prima votata in Parlamento, poi disconosciuta.
PS. Due flash da questa campagna elettorale che mi porto dentro con orgoglio. Federico, 18 anni, incontrato durante una iniziativa pubblica che mi ha scritto e mi ha chiesto consigli per iniziare a fare politica attiva e Nello che ha votato No, mi dice che non voterà PD (ma io su questo confido di fargli cambiare idea prima o poi!) ma mi fa i complimenti riconoscendo “la bontà delle tue idee e la coerenza che hai dimostrato”. Ecco. Ci sono casi in cui, al di là delle sconfitte e delle vittorie, la politica riesce a regalare emozioni umane, vere, uniche. E questo è quello che la rende così incredibilmente bella, nonostante tutto.
Un abbraccio,
Antonio